MARISA AMATO   Una mamma, una nonna, una vera guerriera

MARISA AMATO Una mamma, una nonna, una vera guerriera

Voglio raccontarvi la storia di una mamma, una nonna e una famiglia straordinaria. 

Del coraggio e della forza con la quale lottano da mesi e dell'amore che li unisce, un amore unico e speciale.

Mamma coraggio, mamma guerriera, Marisa è la mamma di Viviana una delle mie amiche più care. 

Una donna super speciale che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato

Torino, Piazza San Carlo, 3 giugno 2017, finale Champions League

e questo ha distrutto la sua vita e quella della sua famiglia.


Poteva succedere a chiunque, il fatto che sia la mamma di una mia carissima amica, mi ha toccato profondamente.

Una nonna non presente, di più! Sempre pronta ad aiutare i figli e sempre disponibile con i 4 piccoli nipoti che accudisce e cresce con amore e dedizione aiutando i figli quando sono al lavoro.  

Pensate che col marito ha recentemente cambiato casa per avvicinarsi alla scuola delle nipotine e poter aiutare Viviana.

Sempre allegra, sorridente e soprattutto tanto dolce, sono gli aggettivi che mi vengono in mente quando penso a lei. Adora follemente i bambini e anche con i miei figli ha un approccio dolcissimo!

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Ed ecco che Marisa Amato si ritrova a passeggiare per via XX settembre a Torino dopo aver mangiato la solita farinata del sabato sera con l'adorato marito Vincenzo, proprio la sera della finale di Champions League il 3 giugno scorso. E proprio per controllare il risultato della partita che si avvicinano al maxischermo; una pura curiosità visto che non sono assolutamente tifosi e la mamma non conosce nemmeno le regole del calcio. 

Il tempo di sentirsi dire “Mari andiamo stanno perdendo”, che parte il boato e la folla fugge all’impazzata. Invano prova ad afferrare il braccio della moglie con l’idea di mettersi al riparo dietro la piglia…(non avercela fatta è il suo più grande rimorso).

Riesce fortunatamente ad avvisare la figlia Viviana di quanto accaduto con una telefonata. Lei era a letto con la sua famiglia quando sente il boato e l’inizio di quel rumore stridulo e freddo, il rumore del vetro! Vive quei momenti di terrore dalla finestra chiusa con la bimba piccola stretta al collo. Il tempo di inviare un messaggio a tutti per rassicurarli che su sky tg 24 parlano di un falso allarme attentato e sente un’ondata di urla; urla e pianti della gente che avendo perso le scarpe cerca di scappare a piedi nudi calpestando i vetri rotti a terra. 

Il padre la chiama e con un filo di voce riesce a dire: “Chicca sto morendo, vieni subito, voglio vederti, perdo sangue ovunque, non riesco a respirare”. Lei pensa ad uno scherzo a seguito del suo messaggio, ma poi la voce di uno sconosciuto la porta alla realtà: “Viviana corri più che puoi, tuo padre sta morendo!”.

Non posso immaginare cosa capiti nella testa di chi sente queste parole, so solo che ha corso all’impazzata per raggiungere il padre. Le si presenta un’immagine che mai più potrà cancellare: il papà seduto su una sedia di plastica con camicia strappata, insanguinata e volto irriconoscibile con sangue che usciva da occhi e naso che con un filo di voce continuava a dire “sto morendo, sto morendo, vai a cercare la mamma” tenendo stretta la mano tremante.

Viene poi trasferito al pronto soccorso a bordo di una camionetta della polizia insieme ad altri feriti, ci vogliono 3 tentativi per trovare posto, a seguito dell'incidente tutti gli ospedali sono intasati.


Nel frattempo il fratello Danilo, avvisato anche lui telefonicamente dal padre scappa letteralmente di casa senza dire praticamente niente alla moglie e agli amici che aveva ospitato a casa proprio in occasione della partita. Con loro prende l’auto e corre direttamente verso il centro città. 

Lo scenario in piazza è drammatico: sangue ovunque, scarpe, un manto di vetri, di sciarpe e bandiere bianconere....qualcuno iniziava a mettere in fila tutte le scarpe spaiate in modo da permettere magari a qualcuno di recuperarle......un passeggino era letteralmente spezzato e spiaccicato per terra....facevo fatica a camminare sui vetri. 

 

Appurato che Viviana si stesse occupando del papà inizia la ricerca disperata della mamma.

Assieme agli amici controlla tutti i punti raccolta dei feriti, a guarda per terra le facce di tutti le persone sdraiate o appoggiate ai muri.....ferma ogni carabiniere, poliziotto e vigile del fuoco che avesse un foglio in mano con scritti i nomi dei feriti che in teoria erano già stati portati via. Le telefonate agli ospedali davamo sempre gli stessi esiti: “non sappiamo i nomi delle persone arrivate qui in pronto soccorso....e' un delirio…richiami tra un'ora”. 

“Non ricordo quanto siamo stati lì a cercare mamma; fatto sta che ad un certo punto abbiamo ritenuto fosse più utile spostarci nei singoli ospedali. Ma ovunque stesse scene, sangue ovunque, code lunghissime di attesa di feriti con qualche taglio, confusione in accettazione e  sempre esito negativo”. 

Viviana e suo fratello Danilo troveranno la mamma alle 2 di notte, distesa su di una barella, irriconoscibile, il viso completamente insanguinato e gonfio. 


Senza rendersene conto Marisa si era ritrovata a terra calpestata dalla folla impazzita e terrorizzata. Fatica a respirare, perde i sensi e viene soccorsa da alcuni ragazzi fino a quando viene portata all’Ospedale Maria Vittoria, dove fortunatamente riprende i sensi e riesce a dettare il numero di telefono del genero ad un’infermiera.

Le condizioni sono critiche ed inizia il calvario.

Su consiglio del medico di guardia viene trasferita all’ospedale Le Molinette per un delicato intervento al torace, per prevenire un infarto, un ictus o qualcosa di ancora più irreparabile.

Scampato il primo intervento iniziano a riempirla di fili, tubi per drenaggi ai polmoni per farla respirare e restano in attesa del chirurgo maxillo facciale per valutare le presunte fratture multiple al viso.

Col passare delle ore la situazione non migliora, anzi sopraggiungono ulteriori problemi respiratori ad aggravare una diagnosi al limite del sopportabile, dolorosa, no forse di più, tremenda: una lesione midollare importante le sta impedendo di respirare nonostante l’ausilio dei macchinari. 

Subisce due interventi alle vertebre cervicali ed una tracheotomia per togliere il tubo dalla gola che le sta causando decubito e dolori atroci.

Dopodiché iniziano i test medici per valutare l’entità della lesione alla colonna cervicale; i movimenti sono limitati al collo purtroppo!


Nel frattempo il marito Vincenzo è ricoverato con codice rosso: entrambi i polmoni perforati, difficoltà respiratorie e rischio di emorragie interne, frattura in 5 punti della clavicola destra, frattura di tutte le costole, trauma cranico e ferita al sopracciglio dell'occhio destro. Insomma un quadro clinico non proprio idilliaco!

La sua lucidità ha sconvolto molto di più i medici dei famigliari ma per fortuna non hanno sottovalutato la situazione.

Dopo due giorni di rianimazione viene trasferito in reparto dove ahimè la situazione riprecipita a causa dei polmoni.

Urge un intervento per ripulire i polmoni da un’emorragia, il chirurgo lo presenta come un breve intervento di 1 ora e mezza, invece le ore di attesa diventano 3,4,5,6,7 e 8; una complicazione  allunga drasticamente i tempi; il primo quadro dell'anestesista spaventa nuovamente tutti. 

Non sanno se il polmone si riprenderà e se riuscirà a superare l'intervento. 

A Viviana e Danilo crolla nuovamente il mondo addosso potendo esserne solo spettatori

... che orribile sensazione l'impotenza! 

E’ forte papà Vincenzo, stupisce tutti reagendo con tutto se stesso, ma nonostante i suoi sforzi un secondo intervento di tracheotomia si rende necessario, e così anche lui non parlerà per un po’.

Segue la trafila di togli e metti i drenaggi ad entrambi i polmoni che piano piano si sistemano, riprende la nutrizione, ricomincia a parlare, si rimette in piedi e ricomincia a muoversi. 

Nel giro di un mesetto viene dimesso, a turno i figli lo aiutano a vestirsi la mattina, gli preparano da mangiare e lo medicano.

Dopo circa un mese, fortunatamente, gli viene permesso di andare a trovare la sua amata moglie Marisa.

Solo in quel momento viene realmente informato dello stato di salute della moglie. I figli hanno preferito aspettare che si riprendesse per non creargli ulteriori difficoltà.


Io vengo a sapere dell’accaduto leggendo alcune frasi pubblicate da Viviana sul suo profilo Facebook. 

La contatto e mi racconta di questa tragedia. Piango. 

Non con lei ovviamente, ha già abbastanza pensieri, manco pure io a rincarare la dose... 


Piango perché poteva toccare a chiunque. 

Perchè la diagnosi nella migliore delle ipotesi è una paralisi dal collo in giù. Perchè nessuno merita di vivere così. 

Perchè mi sento una cacca per aver appena fatto un capriccio per una bella borsa, idiozia pura! 

Perchè, quando meno te l'aspetti e la vita sembra essere perfetta può succedere un patatrac che capovolge tutto! 

Tutti i tuoi piani, viaggi, scuola, famiglia, tutto!


Viviana riesce a non dormire per 36 h filate. Il suo unico pensiero è stare con la mamma. Lasciate le bambine in buone mani, con papà e zii, trascorre tutto il tempo a fianco della mamma. 

La diagnosi è terribile e il suo pensiero più grande è che riesca a comunicare per decidere come affrontare la vita. 

 

Passano i giorni, le settimane, i mesi. 

Dopo due mesi i polmoni iniziano piano piano a ripulirsi, la deglutizione sembra dare un minimo di possibilità che possa forse un giorno tornare a mangiare masticando. Subentrano fortissime emicranie per le quali, dopo vari tentativi, trovano una pozione magica!

L’entusiasmo viene subito smorzato dall'inizio di nausee fortissime. 

Trascorrono circa 4 settimane e i medici le impongono di mangiare pasti completi per evitare l’intervento di PEG (un sondino inserito direttamente nello stomaco per la nutrizione). Nel frattempo Marisa arriva a 40 kg, troppo pochi per poter continuare ad assumere tutti i farmaci necessari a disfunzioni renali,  intestinali, emicranie, nausea, insonnia e dolori vari. 

Marisa è forte e anche in questo frangente lo dimostra. Inizia ad ingerire grandi quantità di cibo; neanche nella sua miglior forma fisica sarebbe riuscita a mangiare così tanto. In poche settimane le viene tolto il sondino del naso che apportava integratori e si  normalizza la problematica legata all'alimentazione.

Finalmente il primario, Dott. Bernardino (splendida persona a cui Marisa sente di dover un abbraccio per averle ridato un pezzo di vita) dà il benestare per il trasferimento all'unità spinale.

Sono quasi trascorsi 4 mesi da quella sera.

Nonostante i disturbi e le nausee Marisa continua imperterrita a mangiare facendo sforzi pazzeschi, i pranzi durano circa un'ora, bocconi piccolissimi che mastica a lungo e fatica a deglutire. 

Inizia la riabilitazione per poter parlare pochi minuti al giorno. Fino ad oggi aveva comunicato con  l’ausilio di un tabellone, posando gli occhi sulle lettere per formare parole, frasi. Inizia a parlare con un filo di voce, un progresso atteso da mesi.

Purtroppo per quanto riguarda la parte motoria non ci sono progressi, la paralisi resta a livello del collo.

Ancora una volta Marisa stupisce tutti…

Un lunedì mattina mentre la figlia Viviana si  accingie ad entrare nella stessa stanza rimane immobile sull'uscio: la mamma era seduta di fronte su una carrozzina per tetraplegici, bella dritta col busto ed un sorriso splendido! 

“Per quanto mi fossi sempre preparata prima di entrare in stanza quel giorno non ero pronta abbastanza ... la commozione è stata inevitabile ed assolutamente incontrollabile!” 

Mi racconta. 

La mamma la lasciò sfogare qualche secondo ma ci tenne a precisare che non si trattava di un progresso ma solo di un percorso.

“Erano mesi che vedevo mia madre in un letto di ospedale con il viso sofferente ... come avrei potuto non reagire in quel modo ?!? 

Per fortuna ho voluto dirglielo perché comprendesse che anche se a lei la mia reazione di gioia sembrava così ingiustificata, non lo era! 

E così sono riuscita a coinvolgerla nella mia emozione!!”

 

Oggi i progressi sono arrivati fino ad avere una buona autonomia respiratoria senza ventilatore e a parlare per alcune ore durante la giornata.


Mi sento poco con Viviana, la penso spesso e mi manca. Mi manca trascorrere del tempo con lei, le bambine alle quali Olivia è molto legata. Discorsi spensierati sui look, regali, giochi e vacanze. 

Quando penso a lei, seduta con dedizione a fianco della madre mi sento in colpa. In colpa per la mia felicità per la gioia con la quale condivido la mia vita voi bambini, i viaggi. 

Che gran donna la mia amica. Figlia di una guerriera che sta lottando con tutta se stessa. Non si perdono d'animo sono presenti, tutti.

Che esempio di amore infinito.


Alcuni giorni fa LE IENE ha mandato in onda un servizio sui fatti accaduti a Torino in piazza San Carlo e con mia grande sorpresa ho visto nonna Marisa parlare con coraggio della sua esperienza. Sentirla parlare è stata la cosa più bella! 

https://www.iene.mediaset.it/video/che-cosa-fa-il-terrore-del-terrorismo_12614.shtml

Ero rimasta all'estate quando non emetteva suoni e comunicava posando lo sguardo su un tabellone con lettere. 

Sentire la sua grande forza nonostante il filo di voce è stata un’emozione fortissima.

Il suo coraggio, donna coraggio, mi ha spinta a voler parlare di lei, di loro; una famiglia così unita, così speciale.

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Nei prossimi giorni avranno un incontro con il medico curante di Marisa, tutti insieme, Viviana, il fratello Danilo e papà Vincenzo.

“L’intento è di metterci di fronte alla dura realtà più di quanto pensiamo di esserci già dentro .. 

Il percorso riabilitativo comprende tutto il nucleo familiare, tutti noi che staremo vicino a mamma dovremo saper sopperire a tutte le esigenze, necessità ma soprattutto saper fare tutto anche se non avremo mai la specializzazione da infermieri o fisioterapisti. 

Ci insegneranno a riconoscere i segnali di innalzamenti pressori, intasamenti vescicali, spostarla dal letto alla sedia a rotelle, cambiarla, pulirla.

Purtroppo l'Asl ci fornirà un supporto minimo e sarà quindi necessario chiedere ulteriore aiuto infermieristico professionale privato al quale noi famiglia dovremo garantire assolutamente la presenza in appoggio, considerando che è e sarà una persona invalida con necessità di assistenza 24h/24.

Ahimè questi pazienti stanno nella stessa posizione per alcune ore e si sporcano rischiando piaghe da decubito che sono una delle prime cause di morte dei pazienti tetraplegici (quelli che considererei fortunati perché raggiungono una sorta di stato di stabilità clinica).

Insomma, papà non potrà più permettersi di prendersi una influenza ed io e mio fratello saremo fondamentali seppur sempre solo di supporto perché papà resti in sè, non crolli e faccia di tutto per trovare una nuova vita con mamma”.

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I bambini, i suoi nipotini adorati che ha sempre accudito con amore e passione, invece, non ha ancora potuto vederli. E’ ancora troppo debole e poi nei pazienti intubati il rischio è troppo alto per poter stare a contatto con bambini.

 L’obiettivo è sperare che possa tappare completamente la tracheotomia (anche se è staccata dal respiratore ha comunque una valvola aperta).

Il loro sogno è che per Natale si possano finalmente riabbracciare tutti (anche se virtualmente).


Ci sono amicizie che vanno e vengono quando hai figli tutto cambia. 

E poi ci sono conoscenze che si rafforzano fino a diventare amicizie VERE e forti.

Magari non ci pensi però lo sai, lo senti. 

Quando ad una di queste succede qualcosa di tragico ti tocca il cuore profondamente.

 

Ti voglio bene AMICA MIA. 

 

CARA VIVIANA, TI RINGRAZIO PER AVERMI PERMESSO DI CONDIVIDERE QUESTA TRAGICA STORIA TRISTE CHE RACCONTA  DI PAURA, DOLORE, MA SOPRATTUTTO DI UN AMORE VERO E FORTE, PIÙ DI TUTTO E TUTTI.

 

CON PROFONDA AMMIRAZIONE

 

Marie

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Piccole teste arruffate alla riscossa

Piccole teste arruffate alla riscossa

CALZE...MANIA!!!!!

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